"Il Governo ha prima dato il via ad una privatizzazione globale di Tirrenia che nessuno, tanto meno l'Europa, aveva richiesto. Poi ha seguito e gestito in maniera in parte disordinata e in parte disastrosa la procedura di gara, ed ora, di fronte al probabile fallimento della gara stessa, dopo che è rimasta in piedi una sola offerta, si prepara all'eventualità di ricorrere ad uno "spezzatino" che porterebbe gli esuberi a numeri altissimi e non garantirebbe nessun servizio per le tratte di collegamento con le realtà più deboli come quelli di continuità territoriale con le piccole isole."
Lo ha dichiarato il capogruppo del PD in Commissione Lavori Pubblici del Senato, Marco Filippi, commentando la nomina dell'amministratore unico per Tirrenia e Siremar.
"Fin dall'inizio di questa vicenda abbiamo segnalato al Governo che con questa procedura si sarebbe rischiato: di distruggere un patrimonio importante del nostro paese, quale quello rappresentato dalla nostra compagnia di navigazione pubblica; di licenziare molti lavoratori e di rendere il servizio ancora più deficitario: previsioni che adesso purtroppo rischiano di avverrarsi; di determinare una contrazione nell'offerta proprio di quei servizi universali di essenziale garanzia per la continuità territoriale con le piccole isole.
E' rimasta in piedi, infatti, solo l'offerta avanzata da una società in cui è azionista quasi per la metà la Regione Sicilia, facendo così rientrare dalla finestra ciò che il Governo sosteneva di voler far uscire dalla porta.
Non sono state, invece, chiaramente individuate, come ci chiedeva veramente l'Europa, le linee su cui garantire, anche con finanziamenti pubblici, i servizi universali. Non c'è nessuna garanzia, nè nella gara e tantomeno nell'ipotesi dello "spezzatino", sui livelli occupazionali.
Siamo solo di fronte all'ennesima svendita di un pezzo del patrimonio pubblico per favorire qualche imprenditore privato.
Tirrenia non era Alitalia, come avevamo cercato di far capire a questo governo pasticcione e disattento, ma proprio l'azione di questo governo ne ha sciaguratamente accomunato e reso simili i destini."