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| 22/07/2010 :: Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo |
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| Settore Autostrade e Trasporti Interventi | |||||||
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Seguito della discussione del disegno di legge: (2262) Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo (Relazione orale) (ore 9,38) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.100 (testo corretto). FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, dopo una discussione sviluppatasi probabilmente in termini non puntuali, vorrei effettuare un ultimo accorato e sicuramente inutile tentativo di persuadere il relatore e il Governo a ritirare l'emendamento. A tal proposito, prima di segnalare anche altre due o tre questioni, richiamo l'attenzione dell'Aula sulla segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato trasmessa al presidente Schifani il 15 luglio scorso, di cui leggo le parti più significative, e mi rivolgo in particolare al sottosegretario Giachino: «L'Autorità è ampiamente consapevole della specificità del settore dell'autotrasporto e, in particolare, del fatto che il confronto competitivo non debba
avvenire a scapito del pieno rispetto dei parametri di sicurezza normativamente previsti. L'Autorità ritiene tuttavia che (...) l'individuazione di "costi minimi di esercizio,"» - quindi, non cita le tariffe minime - «(...) non costituisca uno strumento idoneo per garantire il soddisfacimento di standard qualitativi e di sicurezza del servizio ma piuttosto per assicurare condizioni di redditività anche a coloro che offrono un servizio inefficiente e di bassa qualità. L'esercizio dei poteri di controllo e sanzionatori che la legge attribuisce alle amministrazioni pubbliche competenti, eventualmente rafforzato, consente di rispettare gli standard qualitativi minimi e l'osservanza della normativa in materia di lavoro e di previdenza, senza la necessità di introdurre restrizioni concorrenziali finalizzate unicamente alla protezione dei livelli di reddito dei vettori (...)». Ho citato questa segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - che sicuramente era ben nota al Presidente dell'Assemblea quando ha dichiarato ammissibile l'emendamento presentato dal Governo - perché noi abbiamo posto anche un'altra questione, che nel dibattito è poi venuta meno, chiedendo, signor Sottosegretario, la possibilità di condividere il percorso che ha seguito il Governo per due ordini di motivi. In primo luogo, volevamo conferire in qualche modo una cornice e anche una articolazione di strumenti normativi che non cogliessero soltanto la specificità dei costi minimi di esercizio ma che sostanzialmente rafforzassero quel potere di controllo che è richiesto proprio dai soggetti dell'autotrasporto per applicare le norme che già esistono. In secondo luogo, signor Sottosegretario, davvero c'è sembrato fuori luogo e un po' eccessivo il paragone con il Cile, sia da un punto di vista storico e temporale, sia perché siamo inseriti in un contesto comunitario che ha ben altre regole, sia perché oggettivamente un po' tutti - ma, consentitemi, in particolare voi - abbiamo contribuito ad una debolezza, ad una fragilità e di conseguenza ad una forza che l'autotrasporto esercita sul sistema della logistica e del trasporto merci che davvero imporrebbe ben altri strumenti, ben altre attenzioni, ben altre strategie. Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,30) (Segue FILIPPI Marco). Il mio è quindi un appello, proprio per non lasciare niente di intentato, per far capire che non c'è nessuna volontà o pregiudizio rispetto alla norma ma la necessità di condividerne il percorso, di inserirlo in una cornice normativa più organica e adeguata, e soprattutto anche per recuperare una titolarità della Commissione competente e più in generale dell'Aula del Senato rispetto ad un provvedimento che - come ricordava il Sottosegretario - probabilmente è solo l'anticipazione di un testo unico sull'autotrasporto che davvero - spero e mi auguro - voglia vedere rispettati, non dico pedissequamente e rigorosamente, ma almeno in termini accettabili i canoni ordinari dell' iter legislativo. Per cui, signor relatore, faccia uno sforzo di coraggio, ne ha già fatti molti; abbiamo apprezzato la sua audacia ed il suo coraggio e ci dispiace che siano stati ritirati emendamenti di grande qualità che avremmo sicuramente apprezzato e votato. È un'ultima invocazione, fate voi. (Applausi dal Gruppo PD). FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FILIPPI Marco (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario Giachino, il Gruppo del Partito Democratico, nell'esaminare l'Atto Senato n. 2262 di conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo, pur comprendendo le ragioni delineate nell'oggetto del provvedimento non si è potuto esimere dal valutare la non effettiva rispondenza del contenuto delle norme alle finalità espresse in titolo. Come pure indisgiungibile è un giudizio di merito su siffatto provvedimento da una valutazione più complessiva sull'intero processo di privatizzazione intrapreso, riguardante la compagnia di navigazione Tirrenia e le compagnie di navigazione regionali ad essa collegate. A complicare ulteriormente la situazione è poi intervenuto l'emendamento del Governo, già oggetto di decreto-legge, frutto di recepimento di accordo tra le parti ed inerente aspetti salienti la regolamentazione dell'autotrasporto nel nostro Paese, che - come segnalato negli interventi dei colleghi Legnini e Zanda - niente ha a che vedere con il provvedimento in esame. Rileviamo che a niente sono valsi gli emendamenti che abbiamo presentato, pochi ed essenziali, esclusivamente finalizzati a ricondurre il provvedimento in questione ad una più rigorosa osservanza della sua dichiarata finalità, quella cioè di garantire in questa fase delicata di chiusura del processo di privatizzazione il mantenimento di linee di credito finalizzate esclusivamente all'esercizio dei collegamenti di trasporto da e verso le isole del nostro Paese. Allo stesso modo, dispiace che a niente siano valsi anche i reiterati tentativi, svolti prima in Commissione e poi in Aula (ieri, ma anche oggi), di chiedere una sede più appropriata per recepire i contenuti di quell'accordo sull'autotrasporto siglato tra Governo e alcune categorie, inserendolo però in una cornice normativa più organica ed adeguata, anche prefigurando la disponibilità da parte nostra ad accogliere la richiesta di procedure abbreviate di approvazione. Signor Sottosegretario, tutto ciò ci fa dire che, almeno nella sostanza, avete perso un'occasione di dialogo e di condivisione che vi era stata offerta e che avete invece sdegnosamente rifiutato tirando dritto per la vostra strada, forti nei numeri, ma davvero deboli nelle argomentazioni. Nella sostanza prendiamo atto di un'azione di governo, in questo settore dei trasporti, ormai logora, che si caratterizza per un procedere a tentoni, facendo volutamente una gran confusione tra liberalizzazioni ed apertura dei mercati, con provvedimenti discutibili di privatizzazione i cui effetti non tarderanno purtroppo a rivelarsi per ciò che sono. Il provvedimento di privatizzazione di Tirrenia, come ricordava ieri nella relazione di minoranza il collega Vimercati, nasce infatti sotto la voluta mistificazione di direttive e richiami dell'Unione europea, rivolte in realtà a ben altri obiettivi. L'Unione europea non ci ha mai chiesto di privatizzare la compagnia di navigazione Tirrenia, semplicemente perché non ce lo può chiedere. Ha chiesto un'altra cosa che rientra nelle sue prerogative e nei suoi obiettivi strategici condivisi da tutti i Paesi ad essa aderenti, quella cioè di aprire un mercato che risulta caratterizzato per certi versi da un monopolista pubblico di Stato e per altri dallo stesso soggetto pubblico in posizione dominante per determinati servizi rispetto agli altri soggetti privati, configurando per il nostro Paese una indebita azione di aiuti di Stato nella copertura dei servizi erogati. Per risolvere questa non accettabile condizione, l'Unione europea ha chiesto che venissero indicati espressamente quei servizi universali di continuità territoriale e che a garanzia dei quali fosse quantificato il necessario corrispettivo. Non certo l'Unione europea desiderava e chiedeva quello che ancora una volta, dopo la nefasta operazione Alitalia, state facendo, ossia sostituire un monopolista pubblico con uno privato o parapubblico, come nei fatti risulta essere la compagnia di navigazione Mediterranea Holding. Singolare - giusto per usare un educato eufemismo - è risultato poi il processo di vendita della compagnia di navigazione e dei servizi relativi. Infatti, dopo la manifestazione di interesse da parte di 16 soggetti imprenditoriali, a seguito della conseguente procedura di due diligence, un solo soggetto ha presentato un'offerta irrevocabile e giudicata congrua da Fintecna. I motivi di tali rinunce sembrano rinvenibili - come dichiarato dall'armatore greco, autorevole esponente della cordata rimasta in gara, e peraltro mai smentito - nella pesante situazione debitoria emersa dalla data room, stimata in oltre 500 milioni di euro. Appare pertanto insolito che la Regione Sicilia, principale azionista con il 37 per cento delle quote della Mediterranea Holding, sia rimasta interessata al rilevamento della compagnia di navigazione Tirrenia e di quella regionale Siremar, con lo stato di indebitamento che ho testé rappresentato, dopo aver manifestato precedentemente la sua indisponibilità a rilevare gratuitamente la sola compagnia di navigazione regionale Siremar, per garantirne il processo di privatizzazione come parallelamente stanno facendo le altre Regioni interessate. E davvero sinistre sono suonate le affermazioni del vice ministro Vegas nelle sue apprezzabili audizioni di Camera e Senato presso le Commissioni di merito, in cui ha serenamente dichiarato che se la procedura di vendita fallisce il Governo intende procedere con il piano B, ossia con lo spezzatino, come si usa dire in gergo. Vale a dire, quindi, con la messa sul mercato delle singole rotte e dei singoli servizi, con buona pace dei livelli occupazionali che ad ogni piè sospinto sono stati garantiti dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ma che invece vengono sconfessati nei piani finanziari presentati nell'offerta di Mediterranea Holding, ma soprattutto con buona pace degli utenti più deboli, i residenti delle piccole isole, ai quali dovrete spiegare la loro condizione di sfigati cittadini di serie B, in uno Stato da tempo non più uguale per tutti e che oggi, con questo Governo, non si pone più neppure il problema della sua continuità territoriale e della relativa salvaguardia dei diritti sanciti dalla nostra Carta costituzionale. Come pure dispiace non vedere una strategia per il Paese in un settore tanto delicato e vitale come quello dell'autotrasporto, in cui ben altro avrebbe dovuto essere il respiro riformatore di regolazione del mercato e ben altra la prospettiva di sviluppo da perseguire per quel nevralgico settore della logistica. Invece, tra Governo e categorie, un accordo tira l'altro ormai da due anni e, di volta in volta, quello successivo sistematicamente rilancia sul precedente senza neppure verificarne lo stato di attuazione, né valutare le effettive implicazioni di quello che lo sostituisce. Siete ridotti a giocatori di poker che, passando di rilancio in rilancio, sperano che nessuno venga mai a vedere le vostre carte. Quello che vi proponevamo era nient'altro che la condivisione di una strategia per il Paese, che fosse in grado di correggere la deregolamentazione conosciuta in questi anni dal settore dell'autotrasporto, che tante distorsioni ha generato e che costituisce una grave insidia per il sistema Paese, per un maggiore riequilibrio modale e per una migliore sostenibilità, sia ambientale che sociale, dal punto di vista della sicurezza e del congestionamento urbano e stradale. Ciò che vi proponevamo non era la semplice individuazione dei costi minimi o della tariffa minima, che nega in principio il concetto di liberalizzazione e di apertura regolata dei mercati, quanto un ventaglio di riforme in grado di dare, in una prospettiva certa, un equilibrio strutturale al settore. Ci si aspettava provvedimenti che, grazie a leve ed incentivi fiscali, fossero in grado nel breve e medio periodo di produrre quell'indispensabile processo di concentrazione di soggetti imprenditoriali la cui attuale polverizzazione è ben lungi dal costituire affermazione di libera imprenditoria ma piuttosto di deregolamentazione selvaggia, sfruttamento inaccettabile della forza lavoro e ricatto occupazionale. Quello che vi proponevamo era l'intensificazione dei controlli, non a caso chiesti in primis dagli stessi operatori del settore, per frenare forme di concorrenza scorretta, inaccettabile e pericolosa per l'incolumità delle persone, cosa che purtroppo non avete fatto. Quello che occorre è riprendere una politica di investimenti sulle infrastrutture, a partire paradosslmente proprio dai porti e dalle ferrovie, per rendere più forte il sistema dell'autotrasporto e non certo per mettere le modalità in contrapposizione l'una con l'altra se mai per integrarne le convenienze. Forse avete avuto ragione voi a declinare l'invito che vi è stato reiteratamente offerto. Per accoglierlo, occorreva avere, almeno per il settore del trasporto delle merci, una visione chiara dello sviluppo che si vuol perseguire per il Paese. Cosa che purtroppo non avete, né è ragionevole pretendere, perchè non avete neppure in animo di perseguire, come ormai attesta il vostro atteggiamento schizofrenico nell'affrontare una crisi economica di queste proporzioni. Un giorno drammatizzate la situazione per chiedere iniqui sacrifici. Il giorno dopo la crisi è già risolta e il peggio è subito alle spalle, alle vostre spalle. La credibilità di un Governo e della maggioranza che lo sostiene non è merce che si trova in commercio di questi tempi. Ed in fondo è per questi semplici motivi che non possiamo che prendere le distanze da provvedimenti mal confezionati, che risultano inaccettabili prima ancora che nel merito, per un metodo ed un modo di fare che non può appartenerci. Conseguentemente il nostro sarà un voto contrario. (Applausi dal Gruppo PD).
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