FILIPPI (PD) SU TIRRENIA CHIEDIAMO IMPEGNO DI TREMONTI
"Il Governo su Tirrenia sta dimostrando la sua totale incapacità a gestire i problemi complessi senza imboccare scorciatoie e scaricando i problemi delle aziende solo sui lavoratori, ed in questo caso anche sui cittadini."
Lo ha dichiarato il capogruppo del PD in Commissione Lavori Pubblici del Senato, Marco Filippi, commentando gli ultimi sviluppi della trattativa per la privatizzazione di Tirrenia.
"A questo punto è evidente che sulle reali cause dell'annullamento della vecchia gara e su concrete prospettive per il futuro deve prendere degli impegni chiari e pubblici il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, anche in audizione al Senato, se necessario. A nulla servono le inutili dichiarazioni del Ministro dei Trasporti e di quello del Lavoro, non sono riusciti a gestire la pratica fino ad ora e non riusciranno ad evitare ai cittadini di restare bloccati nei giorni del 30 e 31 agosto.
Ancor meno possono essere credibili per i lavoratori chi li hanno già visti garantire di aver risolto tutto almeno 4 o 5 volte negli ultimi mesi.
Ora il Governo si dimostri responsabile: dica come intende investire risorse per realizzare una privatizzazione credibile che non penalizzi i lavoratori e si impegni in tutti i modi per evitare che il fallimento del Governo su Tirrenia blocchi il rientro degli italiani dalle vacanze nelle isole."
FILIPPI Marco(PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, sarebbe indubbiamente un atto di sciacallaggio politico, sconsiderato e inaccettabile affermare che se l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, dopo essere stata varata sul finire della scorsa legislatura, fosse entrata subito a regime, la sciagura di Viareggio sarebbe stata evitata. Un'affermazione questa, è subito bene dire, che non ci sfiora nemmeno lontanamente il pensiero, né ci turba minimamente.
Però non possiamo non rilevare come, da dopo quella drammatica tragedia, la politica, quella fatta non di vuota retorica o solo belle parole, ma piuttosto quella che alle necessarie dichiarazioni e agli impegni assunti, nelle solenni Aule parlamentari, fa seguire gli atti corrispondenti e coerenti, ha fatto da allora passi concreti in questa direzione e l'atto oggi in approvazione ne è un ulteriore suggello.
Non a caso avevamo segnalato in Commissione la nostra piena disponibilità ad approvare il provvedimento in sede deliberante e non a caso, coerentemente, non abbiamo presentato un solo emendamento. Potrei aggiungere che, non a caso, il primo firmatario di questo disegno di legge è l'onorevole Meta, nostro Capogruppo in Commissione trasporti alla Camera, anche se il provvedimento, come è stato ricordato dal collega De Toni, in origine, a onor del vero, conteneva misure assai più qualificanti per il trasporto ferroviario, a partire dalla destinazione di un centesimo di euro delle accise sui carburanti per finanziare l'acquisto di mille treni. La storia prima o poi darà comunque ragione a questa semplice e sensata intuizione, fondamentale per il riequilibrio modale dei sistemi di trasporto del nostro Paese.
Possiamo comunque affermare, senza tema di smentita, che il tempo trascorso dalla tragedia di Viareggio ad oggi non è passato invano. Oggi con questo atto consentiamo all'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie di andare il più rapidamente a regime, completando i propri organici con il personale necessario, anche in deroga alle disponibilità reperibili esclusivamente nell'ambito dei ruoli organici delle Ferrovie dello Stato.
Ciò è stato possibile anche grazie al fatto che l'Agenzia ha ben operato nella sua breve attività, come recentemente abbiamo avuto modo di apprezzare proprio in 8a Commissione, a partire dai limiti di velocità imposti ai treni merci che trasportano merci pericolose, durante il loro attraversamento nei centri urbani, fino ad arrivare agli atti più complessi e articolati riguardanti la tracciabilità delle operazioni di controllo e delle loro modalità, in specie sulle manutenzioni dei carri, identificando puntualmente l'accertamento delle responsabilità in ordine allo stato di sicurezza del singolo trasporto ferroviario. (Brusìo). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, a questo punto sospendo la seduta. È uno degli ultimi interventi, un po' di contegno; non abbiatene a male, diamo un po' di contegno a questa Aula. Nemmeno un'assemblea condominiale è così chiassosa. FILIPPI Marco(PD). Grazie, Presidente, mi avvio a concludere.
Come dicevo, si tratta di attività non semplici, come avemmo modo di comprendere all' avvio delle molteplici inchieste proprio sulla tragedia di Viareggio, in contesti cioè di liberalizzazione dei trasporti e dei servizi ad essi correlati, talvolta anche asimmetrici tra gli stessi Stati membri, e in scenari sempre più caratterizzati da complesse misure di convergenza per garantire un'effettiva interoperabilità internazionale.
Ma l'atto di oggi ha anche un suo valore paradigmatico nell'enunciazione di un modello con cui sia più credibile l'affermazione dei processi di liberalizzazione in atto nel Paese, che invece, come ci ha segnalato l'Antitrust nella sua recente relazione al Parlamento e al Governo, mostrano ancora la corda a distanza di molti anni dal loro avvio. È infatti sempre più necessario, se vogliamo che questi processi abbiano successo, costituire soggetti di regolazione e di vigilanza sempre più autorevoli e indipendenti dagli ex monopolisti e dagli eventuali soggetti, come si dice in gergo, in condizione di posizione dominante. Il rischio che il nostro Paese corre, nei molteplici campi in cui questi processi sono stati avviati, è quello di vedere fortemente attenuati o totalmente disattesi i benefici previsti, tanto per i clienti-utenti di questi servizi (in termini di aumento e miglioramento dei servizi, ma anche di riduzione dei costi), quanto sul piano dell'effettiva concorrenza per la contendibilità dei servizi nel mercato o del mercato dei servizi.
È questo anche il caso dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, chiamata a confermare il buon lavoro fino ad ora effettuato, tanto più da oggi, con la messa a disposizione degli strumenti per reperire il personale necessario fino al completamento degli organici e conferendo a questo la necessaria certezza dell'inquadramento contrattuale: il tutto, come è stato ricordato e come recita il provvedimento, ad invarianza di spesa per lo Stato.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, come è evidente, il nostro voto non può che essere convintamente favorevole. (Applausi dal Gruppo PD e dai banchi del Governo).
(2262)Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo(Relazione orale)(ore 9,38)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni,del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, recante disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.100 (testo corretto).
FILIPPI Marco(PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, dopo una discussione sviluppatasi probabilmente in termini non puntuali, vorrei effettuare un ultimo accorato e sicuramente inutile tentativo di persuadere il relatore e il Governo a ritirare l'emendamento.
A tal proposito, prima di segnalare anche altre due o tre questioni, richiamo l'attenzione dell'Aula sulla segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato trasmessa al presidente Schifani il 15 luglio scorso, di cui leggo le parti più significative, e mi rivolgo in particolare al sottosegretario Giachino: «L'Autorità è ampiamente consapevole della specificità del settore dell'autotrasporto e, in particolare, del fatto che il confronto competitivo non debba
AUTOTRASPORTO: GOVERNO, NUOVE NORME? PENSATE A GOLPE IN CILE
(V. TIRRENIA: DL; OK SENATO A EMENDAMENTO...DELLE 12,05)
(ANSA) - ROMA, 21 LUG - Perche' si introducono norme
sull'autotrasporto in un decreto messo a punto per favorire la
privatizzazione della compagnia marittima Tirrenia? Alla domanda
posta dall' opposizione che da ieri nell' Aula del Senato
protesta per il maxi emendamento del governo che introduce, in
sostanza, il decreto su camion e tir, varato dal Consiglio dei
ministri venerdi' scorso, in un provvedimento che riguarda le
navi risponde il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo
Giachino che arriva ad evocare il golpe in Cile del 1973
''scatenato da uno sciopero dei camionisti''.
Forse il richiamo storico alla fine cruenta del governo Allende
e' un buon argomento, secondo il governo, per tacitare le
obiezioni della sinistra.
''Sappiamo che dal 1973 in poi, dal momento del golpe cileno
scatenato da uno sciopero dei camionisti - osserva Giachino -
l'autotrasporto dispone di un potere e di armi che nessun altro
ha nell'economia. Lasciare scattare il fermo dei Tir vuol dire
creare una situazione nella quale la politica e tutto il Paese
sono in difficolta' ed in condizioni di debolezza''.
Il sottosegretario poi ricorda che ''in Francia il ministro
Gayssot, per chiudere un blocco dei Tir che duro' giorni e
giorni, adotto' dei provvedimenti molto piu' severi di quelli di
cui discutiamo in questo emendamento''. Mentre, ''il governo
Prodi, che nel 2007 subi' e lascio' scattare un blocco dei Tir,
pur di chiudere quel blocco il terzo giorno concesse 12 punti
tra i quali, altro che controriforma dell'autotrasporto, le
tariffe antidumping, che sono il contrario della
liberalizzazione adottata in questo Paese nel 2005''.
Ma le argomentazioni del sottosegretario non hanno fatto
breccia e il senatore del Pd Marco Filippi ha replicato: ''il
paragone con il Cile e' fuori luogo''.(ANSA).