domenica 05 settembre 2010
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Siamo nuovamente alle solite

Lo strappo annunciato si è forse consumato attorno alle ultime iniziative del governo sul “Decreto Sicurezza”, in corso di discussione oggi al Senato.

La lettera che il Presidente del Consiglio, o forse sarebbe più giusto dire, che il cittadino Silvio Berlusconi, ha inviato al presidente del Senato, Renato Schifani, costituisce un vulnus sul piano istituzionale difficilmente ignorabile.

Non solo per le offese gratuite a danno dei magistrati,  e di un potere, per quanto sgradito all’interessato, comunque, indipendente dello Stato, ma anche per l’obiettivo che s’intende perseguire.

Un emendamento che sospende per un anno intero i processi penali, tra cui anche il processo Mills, che a Milano vede il premier imputato di corruzione in atti giudiziari.

Un emendamento che non presenta un carattere di urgenza, sicuramente non agli occhi dei cittadini.

Un emendamento ad un decreto legge già emanato dal Consiglio dei Ministri e promulgato dal Presidente della Repubblica che parla di tutt’altro e che adesso assume tutta un’altra finalità.

Questo vuol dire giocare d’azzardo con le istituzioni, vuol dire  non avere quel necessario senso dello Stato a cui il discorso iniziale di Berlusconi alle Camere sembrava alludere.

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Marco Filippi
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